05.05.12
la mia giornata che è studio-telefono-studio-telefono-studio-telefono-studio, i messaggi di giorgia su whatsapp, tu che mi vieni a prendere, il cacao dopo secoli che non ci andavo che con te fa uno strano effetto, il capiroska alla fragola e il buffet, un piattino di cioccolato, tante altre cose che nemmeno riesco a descrivere, il bicocca village e la ricerca infinita del parcheggio, le macchinette dei pupazzi, l’hockey da tavolo, ridere, vagare a vuoto, le tue parole sempre così belle, ”ehi, ma quello è jansen!”, io e te che leggiamo favole per bambini in libreria, sorrisi e ancora sorrisi, le panchine più scomode del pianeta, la macchina e ”dai, quando finisce la canzone vai”, ma le canzoni finiscono sempre troppo in fretta.

05.05.12

la mia giornata che è studio-telefono-studio-telefono-studio-telefono-studio, i messaggi di giorgia su whatsapp, tu che mi vieni a prendere, il cacao dopo secoli che non ci andavo che con te fa uno strano effetto, il capiroska alla fragola e il buffet, un piattino di cioccolato, tante altre cose che nemmeno riesco a descrivere, il bicocca village e la ricerca infinita del parcheggio, le macchinette dei pupazzi, l’hockey da tavolo, ridere, vagare a vuoto, le tue parole sempre così belle, ”ehi, ma quello è jansen!”, io e te che leggiamo favole per bambini in libreria, sorrisi e ancora sorrisi, le panchine più scomode del pianeta, la macchina e ”dai, quando finisce la canzone vai”, ma le canzoni finiscono sempre troppo in fretta.

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04.05.12
la biblioteca centrale, tu (c.) che mi telefoni per dirmi cose stupide e mi fai sorridere tanto, jauss e l’odio nei suoi confronti, ‘ci vediamo in chiostro?’, i nostri sorrisi, il tuo adorato panino da campus, il chiostro di storia e il telefono che squilla, tu (r.) e la tua vocina allegra che mi piace tanto, il mio panino che mi aspetta e tu che non credi d’essere più importante del mio pranzo, le telefonate che si chiudono con un ‘ti voglio bene’, mangiare e parlare, giorgia, altre parole, altri abbracci, ‘hai mangiato? andiamo a mangiare!’ detto in contemporanea, tu (c.) che mi leggi nel pensiero e mi chiedi ‘ci dividiamo una crepes?’, poi l’ali e di nuovo il chiostro, il malumore che di tanto in tanto si fa sentire, studiare sdraiate sull’erba, le attenzioni e le piccole cose, il tuo caffè dietro cui si nascondo tante cose, i tuoi occhi e tutte quelle immagini che io avrei voluto immortalare, studiare ancora, io e giorgia da sole in chiostro, capire la cosa giusta al momento giusto, fare la cosa giusta al momento giusto, il kinder bueno, il suo telefono che squilla e il suo sorriso, ‘quell’elefante è l’africa!’ ‘ma no, ti dico che è l’america!’ ‘scommettiamo un panino?’ e io che ho ragione, ridere insieme, condividere esperienze, poi i trip mentali sulla tecnologia, ‘ma com’è nata l’elettricità?’, ridere ancora, gli scalini del duomo, poi la metropolitana e tu (c.) che mi telefoni davvero cinque volte al giorno, la batt con cui finalmente riesco a parlare, infine le confessioni notturne e ‘la lettera vera di notte, falsa di giorno’. 

04.05.12

la biblioteca centrale, tu (c.) che mi telefoni per dirmi cose stupide e mi fai sorridere tanto, jauss e l’odio nei suoi confronti, ‘ci vediamo in chiostro?’, i nostri sorrisi, il tuo adorato panino da campus, il chiostro di storia e il telefono che squilla, tu (r.) e la tua vocina allegra che mi piace tanto, il mio panino che mi aspetta e tu che non credi d’essere più importante del mio pranzo, le telefonate che si chiudono con un ‘ti voglio bene’, mangiare e parlare, giorgia, altre parole, altri abbracci, ‘hai mangiato? andiamo a mangiare!’ detto in contemporanea, tu (c.) che mi leggi nel pensiero e mi chiedi ‘ci dividiamo una crepes?’, poi l’ali e di nuovo il chiostro, il malumore che di tanto in tanto si fa sentire, studiare sdraiate sull’erba, le attenzioni e le piccole cose, il tuo caffè dietro cui si nascondo tante cose, i tuoi occhi e tutte quelle immagini che io avrei voluto immortalare, studiare ancora, io e giorgia da sole in chiostro, capire la cosa giusta al momento giusto, fare la cosa giusta al momento giusto, il kinder bueno, il suo telefono che squilla e il suo sorriso, ‘quell’elefante è l’africa!’ ‘ma no, ti dico che è l’america!’ ‘scommettiamo un panino?’ e io che ho ragione, ridere insieme, condividere esperienze, poi i trip mentali sulla tecnologia, ‘ma com’è nata l’elettricità?’, ridere ancora, gli scalini del duomo, poi la metropolitana e tu (c.) che mi telefoni davvero cinque volte al giorno, la batt con cui finalmente riesco a parlare, infine le confessioni notturne e ‘la lettera vera di notte, falsa di giorno’. 

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03.05.12
le panche dell’ultimo piano che, ormai, per me sono un posto speciale, l’angoisse n’est pas une belle chose e sartre, le facce disperate di giorgia, le goleador, il chiostro di storia e gli elefanti, discorsi importanti e abbracci, che però non sono mai abbastanza,”all’ombra dell’ultimo elefante, s’erano assopite..”, il tedesco, morire di caldo, odiare jauss, la lezione e una giornata che, purtroppo, finisce come tante altre. 

03.05.12

le panche dell’ultimo piano che, ormai, per me sono un posto speciale, l’angoisse n’est pas une belle chose e sartre, le facce disperate di giorgia, le goleador, il chiostro di storia e gli elefanti, discorsi importanti e abbracci, che però non sono mai abbastanza,”all’ombra dell’ultimo elefante, s’erano assopite..”, il tedesco, morire di caldo, odiare jauss, la lezione e una giornata che, purtroppo, finisce come tante altre. 

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02.05.12
prepararsi psicologicamente a settimane infernali scrivendo piani immaginari sulla moleskine, volersi bene, il gelato in piazza san fedele, il chiostro e le risate, ”possibile che mi giri la testa?”, non studiare, la lezione di estetica, la biblioteca centrale, tu che mi abbracci, ridere, ”sono offesa”, cadorna e poi i tuoi “ti voglio bene”. 

02.05.12

prepararsi psicologicamente a settimane infernali scrivendo piani immaginari sulla moleskine, volersi bene, il gelato in piazza san fedele, il chiostro e le risate, ”possibile che mi giri la testa?”, non studiare, la lezione di estetica, la biblioteca centrale, tu che mi abbracci, ridere, ”sono offesa”, cadorna e poi i tuoi “ti voglio bene”. 

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01.05.12
tempo fa avevo scritto, mi ero promessa, che non mi sarei fatta portare via la fotografia da nessuno, non l’avrei mai permesso a nessuno ed ora, a distanza di mesi, lo sto permettendo a me stessa, a distanza di mesi vado in giro con una macchina fotografica in borsa e me ne dimentico quasi sempre. quanto vorrei tornare a fare foto.  

01.05.12

tempo fa avevo scritto, mi ero promessa, che non mi sarei fatta portare via la fotografia da nessuno, non l’avrei mai permesso a nessuno ed ora, a distanza di mesi, lo sto permettendo a me stessa, a distanza di mesi vado in giro con una macchina fotografica in borsa e me ne dimentico quasi sempre. 
quanto vorrei tornare a fare foto.  

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30.04.12
studiare con voi, scrubs, le caramelline, un’assurda fissazione per de gregori e poi una frase di guccini (vedi cara, è difficile capire se non hai capito già) e un sorrisino ebete in viso. 

30.04.12

studiare con voi, scrubs, le caramelline, un’assurda fissazione per de gregori e poi una frase di guccini (vedi cara, è difficile capire se non hai capito già) e un sorrisino ebete in viso. 

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29.04.12
io che appena sveglia ti cerco sempre, le bolle di sapone, la libreria, il mal di pancia, il cd di de gregori in macchina, le strade per arrivare da te che ormai hanno il sapore dei nostri sorrisi, la tua casa e il suo odore, gli sguardi così belli, io e te sul tappeto, wittgenstein e la tua pazienza, il gelato, l’armadio di arianna, noi ancora sul tappeto, come in tutte le cose che scrivo, e, come sempre, pensare di voler stare lì in eterno. 

29.04.12

io che appena sveglia ti cerco sempre, le bolle di sapone, la libreria, il mal di pancia, il cd di de gregori in macchina, le strade per arrivare da te che ormai hanno il sapore dei nostri sorrisi, la tua casa e il suo odore, gli sguardi così belli, io e te sul tappeto, wittgenstein e la tua pazienza, il gelato, l’armadio di arianna, noi ancora sul tappeto, come in tutte le cose che scrivo, e, come sempre, pensare di voler stare lì in eterno. 

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28.04.12
vorrei scrivere così tante parole che solo pensandoti mi viene mal di testa, perchè so già che io le parole adatte non le troverò mai. poi tu mi saluti dicendomi ‘ti voglio bene’ a bassa voce e io salgo le scale chiedendomi: ‘ma ce ne vogliono davvero altre, di parole?’.  

28.04.12

vorrei scrivere così tante parole che solo pensandoti mi viene mal di testa, perchè so già che io le parole adatte non le troverò mai. 
poi tu mi saluti dicendomi ‘ti voglio bene’ a bassa voce e io salgo le scale chiedendomi: ‘ma ce ne vogliono davvero altre, di parole?’.
 

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27.04.12
« ma poi, chissà la gente che ne sa, chissà la gente che ne sa, dei suoi pensieri sul cuscino che ne sa, della sua luna in fondo al pozzo che ne sa, dei suoi pensieri e del suo mondo. »il ragazzo, francesco de gregori di una bella giornata con voi, delle ore in chiostro, del ‘alle tre andiamo a studiare’ e le tre che poi passano con i nostri discorsi, delle ore in biblioteca, di quanto vi voglio bene.di una serata pessima, del disagio e del chiedersi ‘ma io vengo da un altro pianeta?’, del ‘voglio tornare a casa’ e poi delle lacrime in bagno, delle lacrime sul cuscino. di te (r.) che mi telefoni perchè io te lo chiedo anche se non hai soldi, della tua voce che è così bella che a volte me ne dimentico, di te (c.) che passi le ore con il cellulare in mano per me, che vai a letto alle tre e poi alle quattro ti svegli solo per me, dei grazie che vorrei urlarvi e dei sorrisi che vorrei regalarvi.  

27.04.12

« ma poi, chissà la gente che ne sa, 
chissà la gente che ne sa, 
dei suoi pensieri sul cuscino che ne sa, 
della sua luna in fondo al pozzo che ne sa, 
dei suoi pensieri e del suo mondo. »
il ragazzo, francesco de gregori 

di una bella giornata con voi, delle ore in chiostro, del ‘alle tre andiamo a studiare’ e le tre che poi passano con i nostri discorsi, delle ore in biblioteca, di quanto vi voglio bene.
di una serata pessima, del disagio e del chiedersi ‘ma io vengo da un altro pianeta?’, del ‘voglio tornare a casa’ e poi delle lacrime in bagno, delle lacrime sul cuscino. 
di te (r.) che mi telefoni perchè io te lo chiedo anche se non hai soldi, della tua voce che è così bella che a volte me ne dimentico, di te (c.) che passi le ore con il cellulare in mano per me, che vai a letto alle tre e poi alle quattro ti svegli solo per me, dei grazie che vorrei urlarvi e dei sorrisi che vorrei regalarvi.  

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26.04.12
le panche all’ultimo piano, il solletico, i morsi e i sorrisi, le mani strette a lezione, l’essere che sfugge, la coscienza che è ciò che non è e non è ciò che è, e tutte queste cose qui, non esiste un ricordo che non abbia un sapore, uno dei gelati migliori del mondo, piazza san fedele e il tedesco, poi la biblioteca e i tuoi appunti, la pausa in chiostro, il kinder pinguì, costringerti a fare un’altra pausa dopo solo dieci minuti, una lezione saltata, noi che ci rincontriamo in chiostro, le librerie e i pupazzi con cui giochiamo, tu che mi mordi e picchi a tutto andare, ridendo.  

26.04.12

le panche all’ultimo piano, il solletico, i morsi e i sorrisi, le mani strette a lezione, l’essere che sfugge, la coscienza che è ciò che non è e non è ciò che è, e tutte queste cose qui, non esiste un ricordo che non abbia un sapore, uno dei gelati migliori del mondo, piazza san fedele e il tedesco, poi la biblioteca e i tuoi appunti, la pausa in chiostro, il kinder pinguì, costringerti a fare un’altra pausa dopo solo dieci minuti, una lezione saltata, noi che ci rincontriamo in chiostro, le librerie e i pupazzi con cui giochiamo, tu che mi mordi e picchi a tutto andare, ridendo.  

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